Il Sud, lo sviluppo, il capitale umano
Il Sud dell'Italia presenta molte aree di sottosviluppo e di povertà. Eppure proprio il Sud è dotato di risorse che dall'agricoltura, al commercio, all'ambiente ,al turismo possono farlo ricco. Perché questo non avviene?
Anzitutto perchè il Sud non crede in sè stesso e nel suo avvenire. La storia recente del Sud parla di un popolo e di una borghesia che dall'Unità d'Italia in poi non affermano adeguatamente sé stessi, la propria identità ed il proprio valore. Credo che in un mondo come il nostro tendente alla globalizzazione un moderato e tollerante principio identitario costituisca la base di una buona capacità di relazione e di una solida integrazione. Dopo la nascita delle regioni che avrebbero dovuto contribuire a questo processo nel Sud Italia gli interessi localistici sono invece rimasti tali e non hanno saputo né consorziarsi, né darsi un'autonomia ed un respiro generale,nazionale ed internazionale come richiede il mondo in cui viviamo. Il Sud con la sua straordinaria posizione geografica al centro del Mediterraneo, potrebbe fare molto di più .Potrebbe per esempio stabilire contatti nuovi, reali e continuativi con tutti Paesi di quest'area. Una nuova via dei transiti e dello sviluppo può condurre dal Nordafrica ,dall'Asia e dai Balani al Centro e Nord Italia passando per il Sud Italia. Questa possibilità affascina ma richiede anzitutto una classe politica meridionale nuova, giovane, coraggiosa, capace di investire al di sopra degli interessi particolari che spesso impoveriscono la politica. Finora questa politica è mancata. Ma soprattutto, poiché una classe politica non nasce dal nulla, occorre che la rivoluzione si realizzi nel popolo e nella borghesia meridionali. Da questo punto di vista il capitale umano è la vera ricchezza del nostro territorio e richiede attenzione, cure, osservazione, investimenti. Nella società del federalismo investire nel capitale umano del proprio territorio diventerà un imperativo categorico. Ma qui purtroppo siamo all'anno zero. Basta pensare ai deficit della scuola e dell'Università, alla formazione professionale che non forma nessuno ed arricchisce pochi, al cattivo utilizzo dei fondi europei per la crescita e lo sviluppo. Si pensi anche ai servizi sociali non integrati con la cultura, attenti, quando va bene, alla riparazione impossibile di mali incurabili, ma disattenti ad ogni politica d'inclusione sociale. Per cambiare le nostre città meridionali occorre anzitutto sviluppare il capitale umano che le abita. La politica nel senso più nobile del termine ha un ruolo fondamentale perché oltre che riparare e contrastare i mali storici del Sud dovrebbe liberare le migliori energie dei cittadini. Siamo stanchi degli stereotipi del Sud delle mafie e della clientela anche perché è una immagine solo parzialmente vera. Milioni di giovani e di cittadini del Sud sono schiavi di questi stereotipi e vogliono liberarsene migliorando sé stessi e la società. Con questi uomini e donne bisogna pensare ed agire.
Con questi uomini e donne occorre promuovere e sviluppare abilità e competenze adeguate ai tempi creando moderne intese tra la scuola ,la formazione professionale ed universitaria, i servizi sociali e culturali e l'economia. Di tutto ciò esiste ancora molto poco. La sfida che comincia per le future amministrazioni delle città e delle regioni del Sud Italia è soprattutto questa. Nel nostro piccolo Crescere onlus col suo sito e con le sue attività vuol dare il suo contributo a questo processo.
|