13 gennaio 2010 Si butta dal terzo piano a scuola gravissima studentessa di 16 anni

MILANO-  Venerdi un quindicenne iscritto al liceo Leonardo Da Vinci che strappa il libretto scolastico e decide di farla finita buttandosi dalla finestra del bagno di casa. Ieri una ragazza di 16 anni che si lancia nel vuoto dal terzo piano del suo liceo, lo scientifico Einstein, mentre il resto della classe è a lezione d’ inglese. Due casi in pochi giorni rilanciano l’ allarme adolescenti in città. Maria – nome di fantasia di una ragazza cingalese di 16 anni – è una studentessa con voti nella media, non è reduce da delusioni sentimentali, vive i normali contrasti di una ragazza di seconda generazione, nata in Italia da genitori immigrati. Sta ripetendo il secondo anno dello scientifico, a scuola viene descritta come «timida e riservata, isolata». Introversa in classe ma felice all’oratorio della parrocchia di San Pio V, con un malessere interiore che già una volta – racconta un insegnante – l’ aveva portata a ingerire dei medicinali e sfidare la morte. In rete, sulle pagine di Facebook, il lato scanzonato di una ragazza che in un attimo tenta di farla finita. C’ è la sua foto nel suo profilo con 140 amici, e il gruppo che le hanno dedicato, dove viene presa bonariamente in giro. C’ è l’ elenco dei suoi attori preferiti, l’ amore per i Negrita e i film Disney, la passione per il cioccolato e i ghiaccioli. Un mondo perfetto che va in frantumi alle 10.30 di ieri mattina. La ragazza è a scuola, in biblioteca. Esce e sale un paio di rampe di scale, vede una bidella e si dirige verso la finestra. Poi si lancia nel vuoto, tra le grida disperate della donna che non riesce a fermarla. Maria fa un salto di oltre quindici metri. Un volo che finisce contro una tettoia in plexiglas che attutisce il colpo: la ragazza arriva all’ impatto coi piedi, poi sbatte nel cortile di asfalto. Resta lì in fin di vita, con torace e fegato lesionato, una vertebra rotta, le gambea pezzi, mentre intorno la scuola piomba nell’ angoscia di un gesto senza spiegazioni. Un attimo dopo l’ intera scuola sprofonda nel panico. Le lezioni vengono sospese, i ragazzi tenuti in classe, un’ ambulanza porta Maria in codice rosso al Fatebenefratelli, dove rimarrà ricoverata in prognosi riservata. Per i docenti, dopo il suicidio di venerdì scorso, ora «il problema è il rischio emulazione». Molti studenti dell’ Einstein conoscevano A. O., il ragazzo uccisosi venerdì scorso, lanciandosi dalla finestra del bagno di casa. Molti ieri hanno partecipato al suo funerale. Tanti frequentavano lo stesso oratorio. Sono pochi centimetri di tettoia a salvare la vita a Maria. In ospedale nelle lunghe ore di attesa, mentre la ragazza è sottoposta a un delicatissimo intervento chirurgico al fegato, gli amici dell’ oratorio pregano in cerchio per lei. Poi arriva il padre, operaio, che avanza come stranito, sorretto da due parenti, verso il letto della figlia. Giunge la madre, portinaia, che piange a dirotto e ripete in continuazione la stessa frase: «Non capisco, non capisco… perché ora?». Vicino don Stefano, prete della parrocchia di San Pio V di via Lattanzio. «Bisogna sostenere la famiglia. Non ci sono motivi, forse ci pensava da tempo. Un gesto premeditato ma imprevedibile». E poi si rivolge a tutti i ragazzi che gli sono intorno: «Voglio dire ai giovani che non devono arrendersi, c’ è sempre una soluzione». Un anno fa, sul giornale dell’ oratorio, Maria scriveva e lasciava trasparire lo smarrimento di una ragazza che smette di essere bambina: «Quando sei piccolo, non appena scende la notte, corri subito fra le braccia della mamma per poterti sentire al sicuro; poi diventi grande e quelle braccia sembrano non servirti più». – SANDRO DE RICCARDIS

Fonte: repubblica.it

 

 

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